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Lotto 206 - Asta 240

Stima:
22.000,00/26.000,00 €
Prezzo:
25.400,00 EUR





PITTORE CARAVAGGESCO FRANCESE O OLANDESE, PRIMA METÀ DEL XVII SECOLO

Vocazione di San Matteo (?)

Olio su tela, cm. 94,5x137,5. Con cornice.

Questa tela di non comune intensità emotiva pone interessanti interrogativi in merito sia al soggetto raffigurato, sia alle originali modalità di narrazione adottate, sia, non da ultimo, alla sua attribuzione. La composizione è imperniata sulle due figure rapite da un evento o un’apparizione improvvisa che si verifica di fronte a loro (quindi dalla posizione in cui si trova lo spettatore), alla quale essi reagiscono in modi diametralmente opposti: l’uno incrociando le mani in segno di preghiera, l’altro nascondendo furtivo le prove del gioco d’azzardo. La presenza che li ha repentinamente sottratti alla loro precedente attività ludica, legata alle carte da gioco e ai dadi ben visibili sul tavolo, non ci viene mostrata, lasciando un velo di ambiguità sulla appropriata lettura iconografica della tela. In prima battuta la composizione si presenta come un’immagine di illuminazione mistica, che i pochi indizi disponibili spingono però a interpretare come il momento ideale che segna la chiamata e la conversione di San Matteo.
Quanto all’autore di questa intrigante composizione l’analisi dello stile spinge a verso un artista di area nordica tra la Francia e i Paesi Bassi, con una conoscenza probabilmente di prima mano di Caravaggio, frutto di un soggiorno romano, ma anche di suoi seguaci nord-europei, in primis Gerrit van Honthorst (si pensi a opere come il San Luca del Museo di Chambery, alla Negazione di Pietro oggi al Museo di Rennes, o al Monaco che legge della Fondazione Longhi di Firenze) e Trophime Bigot (val la pena qui di ricordare la Riconciliazione di San Pietro e San Paolo di Burghley House o al San Girolamo che scrive della Galleria Nazionale di Palazzo Barberini in Roma), senza trascurare il pittore che si cela dietro la sigla di Maestro della candela (Candlelight Master) forse da sciogliere nell’ancora misterioso Giacomo Massa, nome probabilmente italianizzato di un’artista nordico. Meritano di essere segnalate le affinità con le opere più celebri di quest’ultimo, la Flagellazione di Cristo e l’Incoronazione di spine della chiesa di Santa Maria di Aquiro in Roma.



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