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Lotto 25 - Asta 39

Stima:
3.000,00-5.000,00 EUR
Base d'asta:
3.000,00 EUR
Aggiudicazione:
0,00 EUR


Alzata ad ampio corpo con parete leggermente arrotondata su piede ad anello rilevato

Maiolica dipinta nel recto in azzurro, verde, giallo di due toni con ampie zone lasciate nel bianco di base, con Busto maschile e in cartiglio a lato la scritta “MARCHO”. sul fondale giallo chiaro, il dipinto appare al tatto a leggero rilievo; il verso presenta dall’esterno ampia fascia di maiolica mentre più all’interno è lasciato nudo con argilla color camoscio.
Ø cm.25; h. cm. 4,2. Ø piede cm. 10.
Cond.: ottime; minime sbeccature al bordo; piccola mancanza nel cercine di appoggio. Presenta antica attaccaglia in tondino metallico. ACQUAPENDENTE, Muzio di Angelo Remedi, sec. XVI, ultimi decenni.
Interessante piatto dipinto secondo moduli decorativi di una tipologia chiamata “delle Belle” per esservi dipinte nella maggioranza dei casi figure femminili con il nome in cartiglio. Considerate spesso opere solo ingobbiate e suddipinte, la coperta nel piatto in esame si mostra invece piuttosto corposa, ben compressa, poco sfaldabile, proprio di uno smalto, sia pure con limitata presenza di stagno. Una di queste “Belle”, la Cremelia, resa da noi nota dal 1986, reca la data 1596, ma un documento da poco ritrovato, edito da Riccardo Pivirotto nel Dicembre 2016, indica una commissione, già nel 1579, di una serie di piatti, riferentesi con tutta probabilità proprio alla tipologia delle “Belle” di ascendenza durantina, e con una continuità produttiva durata per circa 20 anni. La bottega indicata dal documento era quella della famiglia Remedi o Rimidij retta da Muzio di Angelo Remedi, la cui morte risale al 1595, e al quale possiamo aggiudicare anche il piatto in esame. Il pittore riesce a raggiungere con notevole capacità pittorica una forte carica tridimensionale mediante poche pennellate in grado di dare l’immagine di un giovine di bell’aspetto, curato nella veste e nel berretto, dallo sguardo sicuro, girato quasi di tre quarti. Un documento riportato nell’Inventario del Guardaroba del cardinale Ferdinando I Medici, del 1572, citando “…due bacini, due mescirobe, settantuno piatti fra grandi e piccoli di terra di Acqua Pendente…” conduce a riconoscere la fama raggiunta dalle fornaci acquesiane; inoltre Pietro Paolo Biondi nel 1588 a proposito di Acquapendente affermò che i vasi di bianco finissimo erano molto apprezzati dai cardinali romani che ne facevano ampia incetta. Tutti questi documenti editi dallo Spallanzani nel 1994 comprovano chiaramente la fama raggiunta dalle fornaci cinquecentesche aquesiane. Ma è un altro il documento di grande interesse che potrebbe indicarci chi era il personaggio di nome Marco, dipinto nella maiolica in esame; infatti in un elenco del 1588 sui provvisionati di Ferdinando I, è indicato lo stipendio a “Maestro Marco, profummiere, scudi tre”(doc. 44). Il piatto, assegnabile alla mano esperto di Muzio, collocandosi ante 1595, trova ampi riscontri documentari, su cui fondare l’ipotesi sostenibile, che il piatto faccia parte di una precisa ordinazione con immagine del profumiere Marco, che era al servizio del granduca Ferdinando dei Medici. Conosciamo poche altre figure maschili, fra cui il Rugieri in un grande piatto del Museo di Faenza dalla donazione Cora, dove si trova anche una bella Domenica.
[Cfr. G.Bojani et alii, La donazione Galeazzo Cora. Ceramiche dal Medioevo al XIX secolo, MI 1985, n. 248, 249; G.Gardelli, Ceramiche del Medioevo e del Rinascimento, Ferrara 1986, n.115; M. Spallanzani, Ceramiche alla corte dei Medici nel Cinquecento, Firenze 1994, passim; R. Pivirotto, Una famiglia di ceramisti figuli in Acquapendente. Magister MUTIUS di ANGELO RIMEDI (sec. XVI), in Archeoclub Acquapendente, “Archeo Notes”, numero 1 Dicembre 2016, pp.23 - 39]



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