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Lotto 99 - Asta 60

Stima:
70.000,00-90.000,00 EUR
Base d'asta:
64.000,00 EUR
Offerta attuale:
64.000,00 EUR
Numero offerte:
1


PITTORE MANIERISTA ATTIVO A ROMA, SESTO / SETTIMO DECENNIO DEL XVI SECOLO (TADDEO ZUCCARI?)

Flagellazione di Cristo
Olio su tavola, cm. 147x114. Con cornice
Il dipinto è accompagnato da un’expertise del Prof. Claudio Strinati che lo attribuisce al Taddeo Zuccari.

Dipinto in temporanea importazione.

Questo inedito capolavoro delinea in termini ideali, come un caso di scuola, la complessità degli intrecci e degli sviluppi che caratterizzano la congiuntura del manierismo romano a partire dalla metà del Cinquecento. La grande tavola, in ottimo stato di conservazione, si pone all’intersezione delle principali direttrici evolutive della pittura centro-italiana tra michelangiolismo e raffaellismo. Magistero disegnativo, esibito virtuosismo nella raffigurazione anatomica e nella resa di posture particolarmente elaborate e sforzate, calligrafismo formale ai limiti dell’astrazione anti-naturalistica, fantasia architettonica, sapienza prospettica, colori freddi e accordi cromatici nettamente contrastati: tutto il repertorio che connota paradigmaticamente il maturo manierismo romano è qui messo in campo dando vita a un esito di qualità mirabile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il quesito intorno al nome dell’autore di quest’opera deve necessariamente prendere le mosse dalla sua esplicita fonte compositiva: l’affresco dello stesso soggetto (purtroppo oggi in non buone condizioni conservative) eseguito da Taddeo Zuccari nella prima metà del sesto decennio nella cappella Mattei in Santa Maria della Consolazione, impresa che lo impose come astro nascente della scena artistica romana. Nell’expertise che accompagna la tavola, Claudio Strinati, attribuendola proprio a Taddeo, mette in evidenza le differenze con il suo prototipo: la composizione dell’affresco viene infatti ripresa in controparte e l’andamento grafico presenta un’incisività e nettezza di tratto che contravviene alla costruzione per grandi masse plastiche che caratterizza il dipinto murale. Inoltre la tavola presenta un assai più marcato sviluppo in senso verticale, con un corrispondente allungamento e affinamento delle figure e una diversa ritmica del gruppo, più dinamica e stilizzata, sin quasi danzante, con un effetto sullo spettatore al contempo coinvolgente e spiazzante. Anche l’architettura viene maggiormente rifinita, includendo i capitelli delle colonne, la trabeazione e la balaustra soprastante. Sebbene l’attività di Taddeo come pittore su tavole sia un capitolo ancora aperto e bisognoso di ulteriori indagini c’è, in effetti, da sottolineare come a questa altezza cronologica la nostra opera appaia pienamente compatibile sotto il profilo della qualità generale e di dettaglio con ben pochi altri pittori oltre a Taddeo: anche se, come suggerisce ancora Strinati, non tanto con la giovane promessa della cappella Mattei, quanto con l’ormai maturo maestro degli affreschi farnesiani di Caprarola, caratterizzato da una maniera più nitida e delicata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


PROVENIENZA:
Collezione privata inglese



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