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Lotto 17 - Asta 32



Piatto a larga tesa, parete defluente, ampio cavetto e appoggio incavato. Maiolica dipinta in policromia: nel recto, giro con linea ondulata in blu e al di sotto larga fascia a decoro miniaturistico su tre registri in giallo di due toni ; ingiro simile al bordo; in cavetto “Stemma Visconti” con il biscione ondeggiante e linguato; verso a “calza” blu e marrone.
Ø cm. 26; h. cm. 3; Ø appoggio cm. 8.
Cond.: buone; alcuni incollaggi. Provenienza: Rimini, Collezione Cleto Cucci. FAENZA; sec. XV, fine.
Il piatto rientra nella produzione faentina ancora del Quattrocento, e rappresenta uno dei prodotti più belli, non solo per essere di commissione importante, come dimostrato dall’araldica, ma soprattutto, per gusto cromatico, precisione del tratto a sottilissimo pennello, che forma un decoro di rara bellezza. Trova confronti con una serie di piatti della stessa bottega, dove si alternano motivi a embricazioni, geometrici, alla palmetta persiana, ed altri, sempre di grande ductus pittorico, nella produzione dei gamelii, piatti d’amore (Gardelli 1986, nn. 71 – 77). L’araldica è riferita ai Visconti, duchi di Milano, qui in versione semplificata dal ceramista, senza il fanciullo che esce dalla bocca. I Visconti furono assai presenti in Romagna, su cui ebbero sempre mire espansionistiche, tramite anche i rapporti che tennero con i Manfredi già dal tempo di Astorre I, che con la sua famosa “Compagnia della Stella” era al servizio di Bernabò Visconti. Cercarono, anche attraversi matrimoni, di inserirsi nelle turbolente faccende di Romagna: ricordiamo che Leta Manfredi sposò Guido Visconti di Modrone, presente nel 1450 all’insediamento a Milano di Francesco Sforza, la cui famiglia era di origine romagnola, esattamente da Cotignola, nei pressi di Faenza.


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